Barolo – Barbaresco

Se si dice Langhe, si dice Barolo. Fino a pochi mesi fa non avevo assolutamente idea che il vino Barolo nascesse nel suo omonimo comune e non avevo assolutamente idea che fosse un borgo così bello. IMG_3717Barolo è un paese molto simile agli altri vicini: domina una collina, ha un castello, è circondato da vitigni ed è pieno di cantine ed enoteche, ma la sua fondamentale peculiarità è quella di ospitare il WiMu, ossia il Museo del Vino, inaugurato nel settembre 2010. Il museo si trova all’interno del castello di Barolo ed è un’esperienza assolutamente da provare. Diverso dai soliti musei didattici e a volte noiosi, offre un’avventura totalmente sensoriale. La visita si snoda in più sale, su diversi piani del castello che offrono la possibilità di poter interagire con il vino e la sua storia. IMG_3629Il vino viene raccontato dalle sue origini antichissime, quando era il nettare delle divinità; la prima sala è infatti chiamata ‘Il bar delle divinità’ e rappresenta tutte le religione dietro ad un bancone per condividere lo stesso piacere ultraterreno.

Il vino è delle donne, delle sacerdotesse che lo custodivano nell’antica Babilonia come bevanda sacra e proibita, ma se la sacerdotessa avesse aperto una taverna sarebbe stata arsa viva e se la cameriera avesse sbagliato la mescita sarebbe stata punita con l’annegamento.

Il vino è degli uomini, dei re e dei faraoni nelle grandi civiltà dell’Oriente, di tutti nell’antica Grecia. Il vino ha creato Dionisio e Bacco.

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Al WiMu si passeggia attraverso le nebbie delle Langhe, si viene bagnati dalla rugiada dei vitigni, si sale su una specie di giostra che collega le stagioni ai raccolti, si impara come il vino ha avuto una parte fondamentale nella storia, nell’arte e nella cucina, nella letteratura, nei film e nella musica.

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L’ultima sezione del museo è dedicata alla storia del castello e ai marchesi Falletti di Barolo, a Carlo Tancredi e a Silvio Pellico.

Altra immancabile tappa a Barolo, è la cantina Borgogno, che si trova proprio nel centro del paese. Il nome Borgogno è sinonimo di ottima qualità dal 1761, anche se i francesi nel 1955 hanno cercato di boicottarlo, dichiarando che la casa stava volutamente confondendo i consumatori utilizzando in etichetta il marchio Borgogno, troppo simile a Borgogna, ossia la regione vitivinicola d’Oltralpe. Il tutto verrà risolto in Tribunale e la cantina potrà continuare a sfoggiare orgogliosa sulle sue bottiglie il nome del suo fondatore, Giacomo Borgogno.

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Ho degustato un Barolo del 1998, versato nel bicchiere con un apposito colino per trattenere eventuali sedimenti. Ottimo vino e curioso il fatto che venga fatto pagare al calice un euro in più ogni anno che invecchia; questo infatti era ben 16 euro al calice, ma sono stati soldi assolutamente ben spesi! All’interno del negozio si può trovare veramente di tutto, per tutti i gusti e tutte le tasche. Inoltre le etichette Borgogno sono davvero ben fatte e particolari. I miei acquisti sono stati il mitico NO NAME e un Barolo riserva del 2007.

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Barbaresco è un altro piccolo borgo a pochi chilometri da Barolo, il cui nome deriva da “barbarica silva”, proprio perchè un tempo era una distesa di foreste occupate da popolazioni celtico-liguri e successivamente bonificate dai Romani. Elemento assolutamente caratterizzante di questo paese è la chiesa del XVIII secolo, sconsacrata nel 1986 e divenuta la sede dell’Enoteca Regionale del Barbaresco. IMG_3691Qui ben 112 produttori espongono i loro vini. La chiesa era stata dedicata a San Donato, eletto come protettore dei raccolti. Davvero particolare entrare in una chiesa e trovare al posto dell’altare un bancone dove degustare ottimo vino e alle pareti scaffali zeppi di bottiglie invece di cupi confessionali.

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Langhe

Un paradiso per gli amanti del vino sono le Langhe, una delle tre regioni storiche del Piemonte oltre a Roero e Monferrato. Langhe e Roero, delimitate dal corso del fiume Tanaro, sono conosciute soprattutto per la produzione di ottimi vini, rispettivamente rosso e bianco. Questi due territori, nonostante siano confinanti, hanno una differente composizione del suolo: la bassa langa offre un terreno più argilloso e calcareo che cambia da collina a collina, questo dà più valore e particolarità al vino, le sottozone diventano così marchi richiesti dai consumatori; la zona del Roero ha invece più sabbia, quindi mineralità, adatta alla produzione di bianco. IMG_3608Possiamo descrivere le Langhe come un’infinità di colline che ospitano sulla loro cima piccoli borghi o castelli medievali e sui loro pendii distese immense di vitigni; un paesaggio assolutamente meraviglioso.

Prima tappa è il piccolo borgo di Grinzane Cavour il cui nome rende omaggio al Conte Camillo Benso che ne fu sindaco per ben 17 anni dal 1832. Punto focale del paese è il castello costruito nel XIII secolo, di cui però non si hanno molte notizie storiche. Camillo Benso lo abitò dal 1830 e da qui iniziò la sua opera di riqualificazione della zona, sfruttando soprattutto i dolci pendii intorno al castello sui quali fece piantare 200 mila nuove viti. IMG_3600Essenziali furono gli studi del Conte e la sua collaborazione con l’enologo francese Odard per la nascita del vino Barolo. La struttura ospita ogni anno a novembre l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba e l’Enoteca Regionale Piemontese; è inoltre visitabile all’interno, con numerose sale dedicate alla tradizione delle botti, del vino e della pallacorda.

Scendendo in una piccola vietta laterale al castello, si arriva in un’enoteca molto particolare la “Cantina del Conte” (via Castello 13) della famiglia Pelissero, che dopo la morte del Conte acquistò una parte dei suoi vigneti. Nonostante fosse chiusa, il signor Sergio Pelissero, vedendoci dal balcone di casa, ha aperto il negozio solo per noi, raccontandoci la storia delle varie generazioni che nel tempo si sono occupate della produzione dei migliori vini piemontesi di quel territorio e di come la sua famiglia si sia presa cura dei vitigni. IMG_3657Abbiamo assaggiato la loro Barbera Riserva, il Nebbiolo e il Barolo; ottime anche le grappe, in particolare quella invecchiata in legno di albicocco. Da quel giorno ho capito di essere finita, anche se per caso, nella cantina giusta, infatti sugli scaffali di ogni enoteca o vineria piemontese notavo troneggiare una bottiglia Pelissero.

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Per l’ora di pranzo ci siamo spostati nella città di Alba, capitale delle Langhe, chiamata anche “città delle cento torri”. Percorrendo la via Maestra (via Vittorio Emanuele), si è completamente circondati da vinerie, enoteche, wine bar e osterie; in tutto questo il Barolo regna sovrano, ma anche il tartufo è un prodotto di cui gli albesi vanno molto fieri.

Per l’aperitivo abbiamo scelto un Nebbiolo 2012 – 14% di Paolo Scavino, etichetta che ci ha incuriosito in quanto il vino viene prodotto nel vicino paese di Castiglione Falletto, dove alloggiavamo; era un po’ come bere il vino di casa. IMG_3680Non capita quasi mai, specialmente qui a Milano, di poter scegliere sulla carta un vino nato dai vitigni che vedi affacciandoti dal balcone. Castiglione Falletto è un altro splendido borgo delle Langhe, con un altro splendido castello e un’altra splendida vista mozzafiato sulle colline coltivate. Sapere di poter gustare un prodotto di cui hai ammirato la materia prima non ha prezzo. Molto curiosa è la derivazione del nome “nebbiolo”, chiamato così perchè ottenuto dall’ultima uva vendemmiata, quando arrivano anche le nebbie.

A seguire, semplice piatto di spaghetti ma divinamente condito con un’abbondante grattugiata di tartufo bianco, assolutamente consigliato all’Osteria dell’Oca, nel centro storico di Alba, in piazza Cagnasso. Per rimanere nella tradizione cuneese, bottiglia di Barolo DOCG Cascina del Monastero 14,5%. IMG_3690

lo Zoccolaio

Si narra che l’albero dello Zoccolaio sia un pioppo bianco con doppio tronco, le radici affondano nella spiritualità e la sua chioma cresce nella dimensione reale; è per questo l’albero della vita, divenuto simbolo di questa Cascina del Barolo. Possiede 20 ettari di vitigni e si incentra prevalentemente sulla produzione di Nebbiolo.

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Il vino degustato è un Baccanera Langhe DOC 2011, ottenuto da uve Barbera, Cabernet e Nebbiolo vendemmiate ad ottobre nel comune di Barolo, dove questo vino viene prodotto ed imbottigliato, senza quindi lasciare il suo territorio di origine. Colore rosso rubino molto intenso, poco trasparente, in quanto si presenta molto fitto e denso. Al naso ha profumi che ricordano i frutti a bacca rossa come prugna e frutti di bosco, è un vino molto intenso con sentori speziati, anche balsamici, molto penetranti.

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In bocca è di corpo, ben strutturato, persistente, molto caldo con una piacevole vena tannica. Il tutto crea un vino alquanto ricco e possente, che risveglia i sensi con la sua rotondità e pienezza. Le spezie si sentono molto dopo i primi sorsi e regalano particolarità sopratutto nelle sensazioni retro olfattive. Ottimo davvero per accompagnare piatti ricchi.

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*Denominazione: Baccanera – DOC

*Produttore: lo Zoccolaio

*Anno: 2011

*Titolo alcolometrico: 14%