ricordi di grandi annate

Quando il nonno ti regala dalla sua cantina bottiglie così non può fare altro che adorarlo in eterno.

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Recioto della Valpolicella – Amarone Tedeschi – Capitel Monte Olmi – 1978

La storia dell’Azienda Tedeschi ha ben quattro secoli. L’Amarone della Valpolicella Capitel Monte Olmi nacque nel 1964 prodotto dal vigneto Monte Olmi di Pedemonte, nel comune di San Pietro in Cariano. Il vigneto vanta 2,5 ettari di estensione e per ragioni di alta pendenza (70%) viene lavorato a terrazze a “marogne”, cioè con muri in sassi. La pendenza dà anche notevoli benefici in caso di abbondanti piogge, l’acqua riesce infatti a defluire evitando i ristagni e il terreno argilloso e molto calcareo riesce a dissetarsi in profondità.

Cercando un po’ di info su questo vino, ho notato che il vigneto Monte Olmi offre uve migliori per la produzione di Amarone, è quindi un valore aggiunto che conferisce qualità in più al prodotto. Amarone DOC – 15%.

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Barolo Riserva Speciale – Luigi Bosca – 1970

Bottiglia stupenda, oltre ad avere il vetro inciso con lo stemma dell’Azienda, sull’etichetta si legge: “Questo vino fa parte di una riserva speciale con la quale sono state imbottigliate n. 15.000 bottiglie, questa porta il n. 000043. Per meglio coglierne le qualità stappare 24 ore prima di servirla alla temperatura di 20°”. Addirittura 24 ore prima!

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Recioto della Valpolicella – Amarone – Scamperle – 1976

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Settesoli – Seligo

Dopo Ottoventi, si va di Settesoli, anche questo un vino siciliano ma bianco. Mi è stato detto dal proprietario della mia vineria preferita, che i bianchi siciliani sono poco apprezzati qui al nord. In molti infatti credono che il bianco per eccellenza provenga dalle zone più nordiche della nostra Italia, ma non è così. Ho scoperto che i bianchi siciliani sono ottimi e assolutamente da rivalutare.

L’azienda Settesoli, fondata nel 1958 a Menfi, produce per i consumatori “di tutti i giorni” che vogliono gustare un ottimo vino da acquistare direttamente al supermercato sotto casa, distribuisce infatti i suoi prodotti alle principali catene d’Italia come Carrefour e Ipercoop. Non per questo la cantina è da sottovalutare, infatti possiede il 5% del vigneto della Sicilia, essendo la più grande azienda vitivinicola siciliana e addirittura il più grande vigneto d’Europa con i suoi 6.000 ettari. Per garantire qualità e territorialità, su ogni bottiglia della cantina Settesoli è impresso un codice di identificazione con cui è possibile percorrere tutto il passaggio produttivo del vino fino al suo vigneto di origine.

Settesoli fa parte inoltre della Strada del Vino delle Terre Siciliane ed il paesaggio vinicolo di questo territorio è anche stato scenario del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa pubblicato proprio nell’anno di fondazione dell’azienda.

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Parliamo del Seligo bianco, di colore giallo paglierino intenso. Vino composto da Grillo e Chardonnay rispettivamente per il 50%. Il suo profumo fine e delicato tende al dolce, ricordando quello delle albicocche e degli agrumi della terra siciliana. Gradazione alcolica alta, 13%, quindi persistente in bocca e ottimo abbinato a piatti di pesce. Un vino che ha conquistato la Medaglia d’Oro al Gran Premio Internazionale Mundus. Come scritto sull’etichetta, Seligo deriva dal latino e significa scegliere/selezionare, l’esatta filosofia dei piccoli viticoltori di questo grande vigneto.

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A mio parere personale, credo che questo vino dia il meglio di sè abbinato a prodotti tipici della sua terra circondata dal mare. Ho voluto quindi aprirlo per accompagnare un piatto di pesce con polipo e prezzemolo, mazzancolle, semi di sesamo e zucchine e piccola porzione di spaghetti allo scoglio. Ha esaltato al massimo i sapori, compensando ottimamente il gusto delicato del pesce.

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Nero d’Avola – Syrah – Ottoventi

Erice, Sicilia occidentale, 500 abitanti, due passi dal mare, un ottimo vino. La cantina Ottoventi vuole celebrare un elemento caratterizzante di questi luoghi affacciati sul Mediterraneo. Dagli otto punti dell’orizzonte proviene un vento a volte leggero altre violento, profumato e marino, che fa respirare la terra su cui soffia.

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Il Nero d’Avola è sicuramente il vino siciliano più conosciuto e di conseguenza viene prodotto in grandi quantità da varie aziende per soddisfare la crescente domanda di bar e ristoranti in cui non manca mai. Ciò fa sorgere un problema, ossia la difficoltà di trovare vini di questo genere qualitativamente alti. Qui risponde l’azienda Ottoventi con il suo IGT di Sicilia Rosso, ottenuto da vitigni di Nero d’Avola per il 60% e Syrah per il 40%. Un vino che già dal rosso intenso, quasi nero, del suo tappo racconta tutto di sè. E’ denso, molto caldo in bocca e con un retrogusto di frutti a bacca nera, corposo e pieno di grinta non si fa dimenticare. Alto di gradazione alcolica, 14%. Essendo così “forte” necessita di essere accompagnato da piatti ricchi che ben si possano combinare con i suoi sapori persistenti. Ottimo se si vuole godere di un vino “classico”, ma superiore agli altri nella sua categoria.

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L’azienda è ampiamente riconosciuta da guide ed annuari, ha inoltre ottenuto il Diploma di Gran Menzione al Vinitaly 2011 con il Grillo Punto 8 del 2010. La Guida Gambero Rosso Vini d’Italia 2013 esalta il taglio moderno e la qualità dei suoi vini.

Villa Maser

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Altra tappa veneta obbligatoria è sicuramente Villa Maser, anche nota come Villa Barbaro (via Cornuda 7 – Maser), capolavoro del Palladio e Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Per la Villa il vino è sempre stato un elemento fondamentale, l’architetto vicentino ha infatti dedicato molti spazi per la sua coltivazione e produzione.

“Dall’una, e l’altra parte vi sono loggie, le quali nell’estremità hanno due colombare, e sotto quelle vi sono luoghi da fare i vini,… e gli altri luoghi per l’uso della Villa” (Palladio – “I Quattro Libri dell’Architettura”)

I vini prodotti dalla Villa sono molto vari: Maserino e Manzoni Bianco, Chardonnay, Verduzzo, Prosecco, Maserino Rosso, Carmenere e un vino dedicato al creatore di tutto questo, l’Andrea Palladio Rosso. Tutti sono stati meritatamente riconosciuti da istituzioni nel campo come la Guida Vini del Gambero Rosso, il Berliner Wein Trophy, LA County Wine Fair e molte ancora.

Consiglio sicuramente una visita guidata all’interno della Villa per ammirare le sale affrescate, la collezione di carrozze e il Tempietto; ma dopo tutta questa cultura bisogna rinfrescare la mente con una pausa nella casetta rossa adiacente (wine bar Dè Gusto), con sala degustazioni al piano superiore e wine shop a quello inferiore. Imperdibili i taglieri misti con selezione di formaggi accompagnati da conserve molto particolari ed ottimi affettati.

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Il loro Prosecco Asolano è veramente eccezionale, anche se il vino che qui prediligo in assoluto è il Verduzzo, il vino bianco migliore per i miei gusti, molto corposo. Il suo profumo ricorda il miele e le mandorle, è molto rotondo in bocca, con una gradazione di 14%. Quello che più mi ha colpito al primo assaggio è stato sicuramente il colore molto intenso, giallo oro, quasi arancione. Può sembrare un vino da dopocena, da associare ad un Passito, ma è ottimo abbinato a piatti di pesce e formaggi. E’ un vino davvero unico. A casa è un rito ormai aprirne una bottiglia quando si cucinano piatti ricchi come in questo caso spaghetti allo scoglio e insalata di patate, prezzemolo e mazzancolle.

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Si dice che Bacco sia stato ispiratore e protettore dei vitigni della Villa che già nel 1500 erano considerati un vero tesoro. Proprio a lui è stata dedicata una stanza con tanto di grande affresco che ritrae la divinità offrire dell’uva ai pastori, in simbolo di abbondanza e bontà dei frutti. Villa Maser è il luogo migliore dove unire storia e gusto.

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Ca’ Salina

Il mio Prosecco preferito. E’ un panorama stupendo quello che si apre dopo aver superato il Piave e il centro storico di Valdobbiadene, salendo per la Strada del Prosecco, nata nel 1966 come la prima via enologica italiana. Lunga 120 km  percorre i colli da Conegliano a Valdobbiadene e risponde alle esigenze di tutti i buongustai alla ricerca di prodotti locali di altissima qualità. 

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Ca’ Salina (via Santo Stefano 2 – Valdobbiadene) ha come pay-off due semplici parole che ben racchiudono la loro filosofia: Gaudium Hospitis, per offrire al cliente un’ospitalità e un senso di accoglienza unici. E’ proprio questo che trasmette Gregorio Bortolin quando si entra nella sua cantina, costruita nel 1993. Ca’ Salina ha una grande storia alle spalle, è nata negli anni ’50, dopo la divisione della cantina Bortolin. Gregorio ha saputo dare una marcia in più ai suoi vini, coltivando i vigneti nell’assoluto rispetto della natura, per garantire al cliente un prodotto speciale. E’ un uomo capace di trasmettere la sua grande passione per questo mondo e tutte le volte che torniamo da lui ci arricchisce con un sacco di aneddoti e spiegazioni tecniche su ogni uva utilizzata. La cantina organizza degustazioni e visite guidate ed è costantemente frequentata da stranieri che si portano a casa un bel po’ di cartoni (Gregorio intrattiene tutti parlando 4 lingue).

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Al Vinitaly 2014 hanno riconosciuto notevolmente Ca’ Salina, in particolare il suo Prosecco Superiore DOCG Dry Paradiso ha ricevuto la Gran Medaglia d’Oro nella categoria Vini Spumanti e il Premio Speciale nella Denominazione di Origine 2014. Inoltre i Diplomi di Gran Menzione hanno premiato il loro Brut Rivète e Spumante Extra Dry Sirocol.

Il mio premio personale va invece al Prosecco Millesimato Extra Dry – DOC, 11,5%. Profumo delicato e bouquet fruttato, ottimo per accompagnare gli aperitivi. Io un Prosecco così buono non l’ho mai assaggiato. Un’ottima scoperta sono stati i loro spumanti rosati davvero particolari: Rosato Brut e Manzoni Moscato Rosato Dolce. Alla fine siamo tornati a casa con due cartoni del mio prediletto Millesimato e un cartone di Manzoni, ottimo per un brindisi in rosa diverso dal solito. Date le nostre grandi spese, Gregorio è così carino da offrirci sempre degli omaggi, come dei tappi per richiudere il Prosecco e preservarne tutte le bollicine nel caso se ne avanzasse (cosa a noi mai successa) e bottiglie nuove da provare (questa volta ci ha regalato una bottiglia di Grappa Prosecco Invecchiata).

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gazebo degustazioni estive

gazebo degustazioni estive

 

Foss Marai

La mia stupenda zia veneta, Sonia, ci ha regalato uno meraviglioso pacco delizie del Veneto con cioccolato, meringhe, biscotti e una bottiglia di Foss Marai Extra Dry, caratteristica nella sua bottiglia zigrinata. È un vino che abbiamo conservato come una reliquia, aspettando un momento speciale per aprirlo. Vino davvero superbo ed è stata una bellissima scoperta.

L’altra sera, camminando per Seregno, siamo stati rapiti dalla vetrina di un’enoteca, straripante di vini (Enoteca Incontri Divini – via Vincenzo da Seregno 11 – Seregno). Entrando abbiamo scoperto sugli scaffali bottiglie veramente particolari, una cosa che mi è piaciuta molto è stata l’aver trovato molti bianchi ad alta gradazione che sono davvero curiosa di provare. Abbiamo acquistato un po’ di bottiglie tra cui un Gewurz Traminer da 14,5% (non vedo l’oro di assaggiarlo!) e un Foss Marai diverso da quello già provato, infatti è un Prosecco Superiore Dry Millesimato – Nadin. Vado matta per i Prosecchi Millesimati, li trovo buonissimi, dal sapore leggero e morbido. Berli è un piacere perché non sovrastano i gusti e sono assolutamente privi di acidità; il problema è che sono talmente piacevoli da bere, che una bottiglia nemmeno ci si accorge di finirla.

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Questo Prosecco si è ufficialmente guadagnato un posto pari merito con il mio preferito in assoluto, anch’esso Millesimato, ma Extra Dry. Entrambi arrivano direttamente da Valdobbiadene. Sarà un caso o i loro Prosecchi sono indiscutibilmente i più buoni?

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